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Il mondo alla rovescia

6 maggio 2010

A un mese esatto dall’ultimo post, torno con una citazione. Agghiacciante.

La madre Anna, felice, le infila un cubetto di ghiaccio nella scollatura. La festa è solo all’inizio.

Stiamo parlando del party per i 19 anni di Noemi Letizia a Milano. Non avrei voluto essere nei panni della giornalista di Corriere.it  che ha assistito allo spettacolo.

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Commenti elettorali

6 aprile 2010

Mi piace: sLega il Veneto, lo slogan elettorale di Antonio De Poli, candidato Udc alla presidenza della regione. L’idea era carina, linguisticamente parlando perlomeno. Ma, com’era prevedibile, mai appello fu lanciato nel vuoto più di questo. Il Veneto è impossibile da sLegare. La domanda è: perché?

Non mi piace: la risposta superficiale che molti danno a questo quesito. La tentazione di spiegare quel 35,15% di voti ottenuto dalla Lega in Veneto con la facile equazione leghista = contadino ignorante è davvero diffusa. Ci è incappato anche un quotidiano come Repubblica, che nell’articolo di martedì 30 marzo a firma di Roberto Bianchin sembra suggerire l’immagine di un Veneto fatto di  stalle, osterie e fabbrichette. L’inferenza che si è portati a fare è che la regione sia abitata da buzzurri incivili che votano il Carroccio per insufficienza di neuroni. Purtroppo, però, il binomio leghista/beota non vale più. In Veneto votano Lega fior fior di commercialisti, avvocati, professori universitari, insegnanti. Oltre a fior fior di operai, che un tempo votavano a sinistra. Forse sarebbe il caso di smetterla di liquidare il fenomeno Lega con l’immagine del coltivatore ottuso che mette una croce dove legge Padania. Perché, certo, una simile associazione è facile e immediata. Ma non spiega nulla, anzi sottovaluta la realtà.

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Mine Vaganti

6 aprile 2010

Mi piace: Mine Vaganti. Per una volta con Ferzan Ozpetek si ride. Nessun lutto straziante alla Saturno Contro. Nessuna storia d’amore tormentata alla Finestra di fronte. Nessuna scoperta postuma alla Fate ignoranti. Solo, il ritratto di una famiglia del Sud alle prese con il coming out dei figli, entrambi gay. Ma stavolta il tema dell’omosessualità è un pretesto per tratteggiare un affresco di caratteri, modi di pensare, stili di vita. Ed è così che padri, madri, zie, domestiche, amici  diventano i veri protagonisti di una storia corale, finalmente divertente.

Non mi piace: Riccardo Scamarcio. La parte del gay non gli riesce proprio. Il ragazzo sprizza testosterone da tutti pori, non è in grado di guardare la protagonista femminile – un’eccellente Nicole Grimaudo -  senza pensare “adesso ti porto a letto”. Già la prima volta che la vede se la mangia con gli occhi, e a nulla serve il bacio omo con l’attore che nel film interpreta il suo fidanzato. Insomma, Scamarcio checca non è credibile. Lo è di più, invece, Alessandro Preziosi. Grazie all’impostazione della voce e alla gestualità che gli vengono dalla formazione teatrale, in questo film ha dato ottima prova di versatilità.

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Fuoco in mostra

17 marzo 2010

Il Carro del Sole, Gaetano Previati, 1907.

Mi piace: la mostra Fuoco, fino al 6 giugno a Palazzo Reale (Milano). Un viaggio nella simbologia legata al fuoco dall’antichità a oggi, con un paio di belle sorprese: un quadro di Warhol, Vesuvius. Uno di Guttuso, Strega malinconica. E qualche opera di Gaetano Previati, divisionista ferrarese che non avevo mai sentito nominare e che mi ha stupito per  tecnica e uso del colore. E’ il suo Carro del sole ad apparire sulla locandina della mostra. Molto coinvolgenti il percorso al buio e le installazioni visive e sonore presenti in ogni sala.

Non mi piace: il prezzo del biglietto, 9 euro. La mostra è carina, ma non molto lunga. Secondo me non li vale. E poi i testi di spiegazione delle sezioni sono scritti malissimo: poco chiari, intricati, con un linguaggio per iniziati che induce ad abbandonare subito la lettura.

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Shutter Island

15 marzo 2010

Mi piace: la paranoia alla Scorsese. Primo, perché c’è uno strepitoso Leonardo Di Caprio a interpretarla. Secondo, perché video e sonoro creano un crescendo di angoscia da far invidia a tutti i thriller e a tutti gli horror usciti finora (eccezion fatta, forse, per Vertigo di Hitchcock). Insomma, Shutter Island è assolutamente da vedere. Come anche i frutti delle precedenti collaborazioni Scorsese- Di Caprio. The Departed e The Aviator sono due grandissimi film.

Non mi piace: audio in distorsione e caldo soffocante nella sala 6 del cinema Odeon, via Santa Radegonda, Milano. Un clima claustrofobico non si addice a un film così incalzante.

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Lady Oscar

10 marzo 2010

Mi piace: Lady Oscar, alias Kathryn Bigelow. Per fortuna quest’anno l’Academy non ha premiato il solito film sbanca-botteghini (nella fattispecie Avatar) prediligendo una pellicola, The Hurt Locker, che mette il dito sulla piaga aperta d’America, la guerra in Iraq. Ovviamente non nascondo la mia gioia per il primo premio alla regia assegnato a una donna. Finalmente.

 

Non mi piace: James Cameron, che finge di complimentarsi con l’ex moglie quando in realtà è chiaro che rosica da morire. La foto qui accanto è eloquente: il gesto “ti strozzo” è un evidente atto mancato freudiano.

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Genitori, figli e spot

10 marzo 2010

Mi piace: Genitori&figli :) Agitare bene prima dell’uso, l’ultimo lavoro di Giovanni Veronesi. Il tono ironico e la trama a storie intrecciate ricordano i due Manuali d’amore. Ma in questa pellicola c’è un elemento in più, che diverte e commuove: lo sguardo narrante di Nina, la protagonista quindicenne. Costretta a crescere in fretta a causa della separazione dei genitori, Nina svela il suo stato d’animo tra i banchi di scuola, parlando di sé in un tema di italiano. Il film racconta per immagini quello che lei scrive nel compito: i litigi tra mamma e papà, le bugie, i rispettivi amanti, la sofferenza del fratello minore, che per la rabbia diventa razzista. Un tritatutto di episodi ed emozioni che – giustamente -  non offre né ricette né soluzioni sul rapporto genitori/figli, limitandosi a raccontare uno spaccato di vita con il sorriso sulle labbra.

Non mi piace: i soliti 20 minuti di pubblicità prima della proiezione, stavolta aggravati dai due video elettorali di Pdl e Pd. E così Luca Zaia in versione cartoon fa capolino tra lo spot di una macchina e quello di un gioiello. Dopo cinque minuti tocca a Bortolussi, o meglio a un anonimo spot del Pd che lascia il tempo che trova. Maledetta primavera elettorale.

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Graffiti contro l’Aids

1 marzo 2010

Mi piace: Zizi graffiti, l’audace campagna di comunicazione sociale per la prevenzione dell’Aids diffusa da  Aides, organizzazione francese impegnata contro la diffusione dell’Hiv e delle epatiti virali. Lo spot è stato caricato su Youtube il 19 gennaio: in un mese e mezzo ha superato le 200.000 visualizzazioni.

Non mi piace: che una simile campagna debba essere concepita solamente per la diffusione via internet. L’agenzia che l’ha realizzata, la TWBA/Paris, l’ha ideata esclusivamente come spot virale da far proliferare sulla rete, immaginando che sarebbe stata rifiutata dalle emittenti tv. Che peccato. Se solo una rete televisiva avesse accetatto di mandare in onda uno spot così esplicito, a quest’ora i contatti  sarebbero milioni.  

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Riso amaro

28 febbraio 2010

Mi piace: Antonio Albanese, sempre straordinario nei suoi personaggi a Che tempo che fa. Ieri sera, nei panni dell’onorevole Cetto Laqualunque, è entrato sul palco del programma di Fazio al fianco di due discinte signorine, “la mia protezione civile”. A ritmo di disco music, ha presentato il suo ultimo slogan: “Egalité, fraternité, intimité”. Un genio. “Staseramente sono qui per fare un annuncio a tutte le giovani che vogliono entrare in questo mondo: sotto la terza di reggiseno non è vera passione politica”. In tempi di Nicole Minetti è difficile contraddirlo.

Ma un comico del suo calibro non poteva fermarsi alle facili ironie su velinopoli. E infatti ecco la ciliegina: la sfilata dei disoccupati. C’è il cassaintegrato, che “sta andando a ruba se no non mangia”. La ragazza madre, che non sapendo a chi affidare la figlia resta a casa senza lavoro, “pensa che creatività”. Il muratore in nero, “molto workfashion, te lo porti a casa per pane e cipolla”. La coppia di licenziati che si volevano sposare ma “dormono accampati sul tetto della fabbrica, pensa che aggressività streetwear”. Il disoccupato storico “dalla comunione alla pensione senza lavorare un giorno, un modello inossidabile, molto leisure, tempo libero. Non sai quanti ne stiamo vendendo, è il futuro”. Ma non finisce qui la Collezione primavera estate 2010 dei senza lavoro: “i modelli sono già 2 milioni e mezzo, la moda italiana spopola e il mondo ci guarda con ammirazione”. Antonio Albanese, il vate del riso amaro.

Non mi piace: lo scarso spazio concesso a Filippa Lagerback. La ragazza meriterebbe di più: è una delle poche vallette vestite e acconciate in modo sobrio. Nonostante il passaporto svedese, è in grado di infilare una frase corretta in italiano. Capacità non pervenuta nel curriculum di tante sue colleghe latinoamericane, che data la contiguità del ceppo linguistico dovrebbero fare meno fatica di lei a imparare l’idioma di Dante.

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Per tutte le volte che, credimi ancora, ho gridato Italia amore mio. E Bertolaso parla di fango mentre visita il comune colpito da una frana

22 febbraio 2010

Mi piace: la comicità involontaria di Guido Bertolaso. Che durante la visita a San Fratello, il comune del messinese colpito da una frana una settimana fa, è riuscito a usare la metafora meno azzeccata: “su di me gettano fango, vogliono distruggermi”. Poi ovviamente devo spendere due parole su Antonellona, che è riuscita a portare a termine questa edizione del festival nonostante la triade non proprio felice di finalisti. Non deve essere stato facile tenere a bada i fischi del pubblico e la delusione degli orchestrali, a dir poco contrariati dall’annuncio dei tre concorrenti che sarebbero finiti sul podio. Ma come biasimarli? Il terzetto Scanu – Emanuele Filiberto – Mengoni avrebbe fatto saltare i nervi a chiunque. E qui veniamo al non mi piace.

Non mi piace: il podio sanremese, che mai fu più immeritato. Il sardo della scuderia di Amici deve la vittoria alla compagna di banco Alessandra Amoroso, che ha risollevato le sorti della sua canzonetta nel prodigioso duetto di giovedì scorso. E poi la deve a quei milioni di seguaci di Maria che l’hanno televotato. Evidentemente in Italia l’unica lobby che funziona è la community della De Filippi. Emanuele Filiberto ha toccato il fondo del trash cantando ieri sera una versione rivisitata della già discutibile Italia amore mio: un’intera strofa dedicata a Berlino 2006, all’ “orgoglio di sentirsi italiani” dopo la vittoria del mondiale. Bene, bravo, così invece di decantare le lodi della tua patria confermi l’idea che in questo paese ci si senta italiani solo quando ci sono gli azzurri in campo (riflessione presa in prestito da un amico, grazie Nzo). Con Marco Mengoni vado sul personale: non mi piacciono la voce isterica, le mossette ancora più isteriche, l’atteggiamento da artista navigato. E la sua Credimi ancora mi ha convinto davvero poco.

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