Archivio per febbraio 2010

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Riso amaro

28 febbraio 2010

Mi piace: Antonio Albanese, sempre straordinario nei suoi personaggi a Che tempo che fa. Ieri sera, nei panni dell’onorevole Cetto Laqualunque, è entrato sul palco del programma di Fazio al fianco di due discinte signorine, “la mia protezione civile”. A ritmo di disco music, ha presentato il suo ultimo slogan: “Egalité, fraternité, intimité”. Un genio. “Staseramente sono qui per fare un annuncio a tutte le giovani che vogliono entrare in questo mondo: sotto la terza di reggiseno non è vera passione politica”. In tempi di Nicole Minetti è difficile contraddirlo.

Ma un comico del suo calibro non poteva fermarsi alle facili ironie su velinopoli. E infatti ecco la ciliegina: la sfilata dei disoccupati. C’è il cassaintegrato, che “sta andando a ruba se no non mangia”. La ragazza madre, che non sapendo a chi affidare la figlia resta a casa senza lavoro, “pensa che creatività”. Il muratore in nero, “molto workfashion, te lo porti a casa per pane e cipolla”. La coppia di licenziati che si volevano sposare ma “dormono accampati sul tetto della fabbrica, pensa che aggressività streetwear”. Il disoccupato storico “dalla comunione alla pensione senza lavorare un giorno, un modello inossidabile, molto leisure, tempo libero. Non sai quanti ne stiamo vendendo, è il futuro”. Ma non finisce qui la Collezione primavera estate 2010 dei senza lavoro: “i modelli sono già 2 milioni e mezzo, la moda italiana spopola e il mondo ci guarda con ammirazione”. Antonio Albanese, il vate del riso amaro.

Non mi piace: lo scarso spazio concesso a Filippa Lagerback. La ragazza meriterebbe di più: è una delle poche vallette vestite e acconciate in modo sobrio. Nonostante il passaporto svedese, è in grado di infilare una frase corretta in italiano. Capacità non pervenuta nel curriculum di tante sue colleghe latinoamericane, che data la contiguità del ceppo linguistico dovrebbero fare meno fatica di lei a imparare l’idioma di Dante.

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Per tutte le volte che, credimi ancora, ho gridato Italia amore mio. E Bertolaso parla di fango mentre visita il comune colpito da una frana

22 febbraio 2010

Mi piace: la comicità involontaria di Guido Bertolaso. Che durante la visita a San Fratello, il comune del messinese colpito da una frana una settimana fa, è riuscito a usare la metafora meno azzeccata: “su di me gettano fango, vogliono distruggermi”. Poi ovviamente devo spendere due parole su Antonellona, che è riuscita a portare a termine questa edizione del festival nonostante la triade non proprio felice di finalisti. Non deve essere stato facile tenere a bada i fischi del pubblico e la delusione degli orchestrali, a dir poco contrariati dall’annuncio dei tre concorrenti che sarebbero finiti sul podio. Ma come biasimarli? Il terzetto Scanu – Emanuele Filiberto – Mengoni avrebbe fatto saltare i nervi a chiunque. E qui veniamo al non mi piace.

Non mi piace: il podio sanremese, che mai fu più immeritato. Il sardo della scuderia di Amici deve la vittoria alla compagna di banco Alessandra Amoroso, che ha risollevato le sorti della sua canzonetta nel prodigioso duetto di giovedì scorso. E poi la deve a quei milioni di seguaci di Maria che l’hanno televotato. Evidentemente in Italia l’unica lobby che funziona è la community della De Filippi. Emanuele Filiberto ha toccato il fondo del trash cantando ieri sera una versione rivisitata della già discutibile Italia amore mio: un’intera strofa dedicata a Berlino 2006, all’ “orgoglio di sentirsi italiani” dopo la vittoria del mondiale. Bene, bravo, così invece di decantare le lodi della tua patria confermi l’idea che in questo paese ci si senta italiani solo quando ci sono gli azzurri in campo (riflessione presa in prestito da un amico, grazie Nzo). Con Marco Mengoni vado sul personale: non mi piacciono la voce isterica, le mossette ancora più isteriche, l’atteggiamento da artista navigato. E la sua Credimi ancora mi ha convinto davvero poco.

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Opinione d’obbligo sulla Kermesse

18 febbraio 2010

Mi piace: Antonella Clerici a Sanremo. Sì, è vero, martedì con l’abito rosso di paillettes sembrava una cameriera bavarese dell’Oktober Fest. E ieri sera, mise total silver, si mimetizzava perfettamente con il sarcofago in cui si è infilata per diventare avatar. Ma gli ascolti del suo festival battono quelli della scorsa edizione: Clerici al 43,8% di share contro il 42,6% di Bonolis. Ci credo, l’egocentrismo debordante del presentatore romano era davvero insopportabile. Antonellona, invece, è simpatica e autoironica. Quando sbaglia si scusa, se fa una gaffe ci ride su. Ogni tanto prende in giro la sua silhouette, come per dire: “ok, non sarò una velina, ma se mi hanno scelto significa che sono brava”. Infatti Antonella il suo lavoro lo sa fare, da vera professionista. Conduce con disinvoltura, intervista ospiti internazionali, lancia le canzoni senza sgarrare con i tempi. Ha sempre chiuso il festival entro mezzanotte e mezza, impresa che non è riuscita molto bene ai suoi predecessori. Con lei la serata scorre piacevolmente, senza momenti morti e battute venute male. Certo, le gag da copione ci sono, ma lei con il suo carisma le rende sopportabili e non eccessivamente false. Brava Antonella.

Non mi piace: le canzoni. Quasi tutte brutte. Si salvano certe voci, Malika Ayane e Noemi in primis. Ma testi e melodie non reggono. Ha ragione Aldo Grasso quando scrive che le canzoni a Sanremo sono solo una scusa, un pretesto per mettere in piedi una faraonica follia. Visto che ogni anno la follia si ripete, perché Sanremo è Sanremo, almeno che scelgano bene il conduttore. Quest’anno ce l’hanno fatta.

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L’acqua tiepida di Alberoni

8 febbraio 2010

Mi piacePubblico&Privato, la rubrica di Francesco Alberoni sul Corriere di oggi. Sono la prima ad essere stupita, ma la perla odierna del grande sociologo mi è sembrata meno ovvia e scontata del solito. Finalmente ha accantonato i suoi ammonimenti sull’annoso conflitto tra sesso e amore e sui problemi latenti delle coppie moderne per parlare di un argomento sempre stranoto, l’ Italia dei piccoli poteri, in modo però azzeccato. E soprattutto costruttivo. Non ha solo descritto il comportamento infimo dei piccoli funzionari che vivono il lavoro pubblico come un privilegio senza oneri, mettendo il prestigio personale davanti ai bisogni dei cittadini. Ha anche ricordato che il paese va comunque avanti, perchè un gruppo di pochi virtuosi fa quello che dovrebbero fare gli altri.  Questa postilla di senso civico mi ha messo di buonumore. Diciamo che stavolta il buon Francesco ha scoperto l’acqua tiepida, non quella calda.

Non mi piace: l’indolenza del buon Francesco, che potrebbe fare di più. Non so, un po’ di ironia, un po’ di verve.

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Il concerto

7 febbraio 2010

Mi piace: Il concerto, l’ultimo film di Radu Mihaileanu. L’ho visto senza conoscere né il regista né la sua produzione precedente. Così mi sono goduta le gag sulle comparse pagate per partecipare ai comizi veterocomunisti e sull’indole affarista degli ebrei senza sapere che comunismo ed ebraismo sono i due leit-motiv di questo film-maker romeno, noto a pubblico e critica per Train de vie (1998). 

Ho trovato questo film fondamentalmente folle: è impossibile che un’orchestra ricomposta in due settimane e digiuna di musica da 30 anni suoni perfettamente Il concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky senza nemmeno una prova. Ma il bello della storia sta proprio nell’idea che la magia della musica possa rimettere a posto tutti i tasselli della vita. In effetti è stata proprio la musica a distrarmi dalla sceneggiatura a tratti delirante. Il desiderio di sentire l’orchestra suonare, di nuovo unita in tutta la sua potenza, sorregge l’intera trama del film, la amalgama e la porta al climax della performance finale. Una meraviglia. 

Non mi piace: perchè non ho fatto la violinista? Magari oggi sarei bella come Mélanie Laurent e brava come il Boris Belkin degli anni ’70…..che amarezza! (cit.)

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Passeggiata gotica

7 febbraio 2010

Mi piace: la passeggiata sul tetto del Duomo di Milano. I gargoyles, le guglie, i pinnacoli di marmo chiaro, la vista sulla città e la presenza massiccia di turisti mi hanno ricordato la cattedrale Notre Dame di Parigi.

Non mi piace: la mia solita sfortuna da turista nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ieri le terrazze anteriori del tetto, quelle che si affacciano direttamente sulla piazza, erano chiuse per ghiaccio (citazione testuale dal cartello affisso sulle scale).  

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Non solo fumetti

3 febbraio 2010

Mi piace: Meditations on Art, la mostra su Roy Lichtenstein allestita alla Triennale di Milano fino a fine maggio. Ricostruendo le rivisitazioni che il pittore newyorchese (1923 – 1997) fa di molti movimenti artistici di Otto e Novecento, questa esposizione sfata l’idea che Lichtenstein sia sempre e solo “quello dei fumetti”. Le tele con i personaggi dei comics, i puntini e i balloon non sono che una piccola parte della sua produzione. Prima, durante e dopo,  ha dipinto quadri con citazioni cubiste, futuriste, impressioniste, surrealiste, espressioniste, astratte. Un insieme di meditazioni sull’arte tutte da scoprire.

 

Non mi piace: la mostra era deserta, e all’ingresso mi hanno confermato che l’affluenza è stata modesta. Ma sono passati solo dieci giorni dall’inaugurazione, sarà che l’effetto passaparola deve ancora dare i suoi frutti.

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