Archivio per la categoria ‘Cinema’

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Mine Vaganti

6 aprile 2010

Mi piace: Mine Vaganti. Per una volta con Ferzan Ozpetek si ride. Nessun lutto straziante alla Saturno Contro. Nessuna storia d’amore tormentata alla Finestra di fronte. Nessuna scoperta postuma alla Fate ignoranti. Solo, il ritratto di una famiglia del Sud alle prese con il coming out dei figli, entrambi gay. Ma stavolta il tema dell’omosessualità è un pretesto per tratteggiare un affresco di caratteri, modi di pensare, stili di vita. Ed è così che padri, madri, zie, domestiche, amici  diventano i veri protagonisti di una storia corale, finalmente divertente.

Non mi piace: Riccardo Scamarcio. La parte del gay non gli riesce proprio. Il ragazzo sprizza testosterone da tutti pori, non è in grado di guardare la protagonista femminile – un’eccellente Nicole Grimaudo -  senza pensare “adesso ti porto a letto”. Già la prima volta che la vede se la mangia con gli occhi, e a nulla serve il bacio omo con l’attore che nel film interpreta il suo fidanzato. Insomma, Scamarcio checca non è credibile. Lo è di più, invece, Alessandro Preziosi. Grazie all’impostazione della voce e alla gestualità che gli vengono dalla formazione teatrale, in questo film ha dato ottima prova di versatilità.

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Shutter Island

15 marzo 2010

Mi piace: la paranoia alla Scorsese. Primo, perché c’è uno strepitoso Leonardo Di Caprio a interpretarla. Secondo, perché video e sonoro creano un crescendo di angoscia da far invidia a tutti i thriller e a tutti gli horror usciti finora (eccezion fatta, forse, per Vertigo di Hitchcock). Insomma, Shutter Island è assolutamente da vedere. Come anche i frutti delle precedenti collaborazioni Scorsese- Di Caprio. The Departed e The Aviator sono due grandissimi film.

Non mi piace: audio in distorsione e caldo soffocante nella sala 6 del cinema Odeon, via Santa Radegonda, Milano. Un clima claustrofobico non si addice a un film così incalzante.

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Lady Oscar

10 marzo 2010

Mi piace: Lady Oscar, alias Kathryn Bigelow. Per fortuna quest’anno l’Academy non ha premiato il solito film sbanca-botteghini (nella fattispecie Avatar) prediligendo una pellicola, The Hurt Locker, che mette il dito sulla piaga aperta d’America, la guerra in Iraq. Ovviamente non nascondo la mia gioia per il primo premio alla regia assegnato a una donna. Finalmente.

 

Non mi piace: James Cameron, che finge di complimentarsi con l’ex moglie quando in realtà è chiaro che rosica da morire. La foto qui accanto è eloquente: il gesto “ti strozzo” è un evidente atto mancato freudiano.

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Genitori, figli e spot

10 marzo 2010

Mi piace: Genitori&figli :) Agitare bene prima dell’uso, l’ultimo lavoro di Giovanni Veronesi. Il tono ironico e la trama a storie intrecciate ricordano i due Manuali d’amore. Ma in questa pellicola c’è un elemento in più, che diverte e commuove: lo sguardo narrante di Nina, la protagonista quindicenne. Costretta a crescere in fretta a causa della separazione dei genitori, Nina svela il suo stato d’animo tra i banchi di scuola, parlando di sé in un tema di italiano. Il film racconta per immagini quello che lei scrive nel compito: i litigi tra mamma e papà, le bugie, i rispettivi amanti, la sofferenza del fratello minore, che per la rabbia diventa razzista. Un tritatutto di episodi ed emozioni che – giustamente -  non offre né ricette né soluzioni sul rapporto genitori/figli, limitandosi a raccontare uno spaccato di vita con il sorriso sulle labbra.

Non mi piace: i soliti 20 minuti di pubblicità prima della proiezione, stavolta aggravati dai due video elettorali di Pdl e Pd. E così Luca Zaia in versione cartoon fa capolino tra lo spot di una macchina e quello di un gioiello. Dopo cinque minuti tocca a Bortolussi, o meglio a un anonimo spot del Pd che lascia il tempo che trova. Maledetta primavera elettorale.

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Il concerto

7 febbraio 2010

Mi piace: Il concerto, l’ultimo film di Radu Mihaileanu. L’ho visto senza conoscere né il regista né la sua produzione precedente. Così mi sono goduta le gag sulle comparse pagate per partecipare ai comizi veterocomunisti e sull’indole affarista degli ebrei senza sapere che comunismo ed ebraismo sono i due leit-motiv di questo film-maker romeno, noto a pubblico e critica per Train de vie (1998). 

Ho trovato questo film fondamentalmente folle: è impossibile che un’orchestra ricomposta in due settimane e digiuna di musica da 30 anni suoni perfettamente Il concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky senza nemmeno una prova. Ma il bello della storia sta proprio nell’idea che la magia della musica possa rimettere a posto tutti i tasselli della vita. In effetti è stata proprio la musica a distrarmi dalla sceneggiatura a tratti delirante. Il desiderio di sentire l’orchestra suonare, di nuovo unita in tutta la sua potenza, sorregge l’intera trama del film, la amalgama e la porta al climax della performance finale. Una meraviglia. 

Non mi piace: perchè non ho fatto la violinista? Magari oggi sarei bella come Mélanie Laurent e brava come il Boris Belkin degli anni ’70…..che amarezza! (cit.)

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L’uomo che verrà

31 gennaio 2010

Mi piace: il tema scritto da Martina, la piccola protagonista muta de L’uomo che verràCi sono i ribelli che vogliono uccidere i tedeschi. E i tedeschi che vogliono uccidere i ribelli. C’è sempre qualcuno che vuole uccidere qualcun altro, e io non so il perchè”. La guerra vista con gli occhi di una bambina è disarmante: un gioco stupido senza spiegazioni. Ma si sa, la verità è sempre disarmante. E a volte anche pericolosa. La maestra , infatti, consiglia alla mamma di Martina di bruciare il tema.

Non mi piace: le scelte di cartellone dei cinema. L’uomo che verrà è uscito da appena una settimana, ma è già irreperibile. In tutta la provincia di Vicenza solo tre sale lo proiettavano ancora.

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Avatar

22 gennaio 2010

Mi piace: non essermi addormentata alla proiezione di Avatar. Venerdì sera, ore 22.30: era praticamente sicuro che mi sarei appisolata. Invece no, o meglio è successo solo per 10 minuti. Lo spettacolo imbastito da James Cameron è riuscito a farmi tenere gli occhi ben aperti. Il pianeta Pandora con la sua vegetazione, i suoi animali davvero minacciosi, i suoi abitanti alti, magri, muscolosi, capelloni e persino blu non potevano che attirare la mia attenzione. In realtà dietro i loro volti digitali cercavo disperatamente di scorgere le espressioni degli attori. Purtroppo ho un debole per quelli in carne e ossa. Quando ci sono riuscita, e ho capito che la tecnica performance capture funziona davvero bene, mi sono convinta a non lasciar calare le palpebre. Poi qualcuno mi ha detto che la stessa tecnica viene usata da anni per i videogiochi sportivi e che Gollum del Signore degli Anelli è stato realizzato proprio così. E allora mi sono chiesta dove stesse la grande rivoluzione tecnologica e registica che avrebbe cambiato la storia del cinema. Improvvisamente, un’illuminazione: è il marketing, bellezza!

Non mi piace: la trama del film, notoriamente banale. C’è il marine sparatutto, lo scienziato buono e incorruttibile, il protagonista che non avendo niente da perdere fa la scelta che nessuno si sarebbe aspettato (nessuno a parte il pubblico). Ma va bene così, non sono andata a vederlo per la trama. Ci sono andata per la tecnologia con cui è stato girato. Che bisogna ammetterlo, riciclata o meno, è stata comunque impeccabile.

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L’uomo nero

22 gennaio 2010

Mi piace: L’uomo nero, seconda prova di regia di Sergio Rubini. La prima, Colpo d’occhio, mi era piaciuta con riserva. In entrambe le pellicole è l’arte, anzi l’ossessione per l’arte, a fare da perno della storia. Ma se in Colpo d’occhio prevale l’intreccio amoroso, passionale, talvolta affettato, ne L’uomo nero lo sguardo narrante del protagonista bambino rende il racconto più delicato e autentico. Il piccolo Guido Giaquinto interpreta Gabriele Rossetti, figlio del capostazione Ernesto (Rubini) e dell’insegnante Franca (Valeria Golino). In questa famiglia pugliese anni ’60, di estrazione media, la vita scorre serena. Non fosse per le velleità artistiche del capofamiglia, pittore per diletto. Che si mette in testa di organizzare una sua mostra personale in paese. Il pezzo forte: una copia dell’Autoritratto con la bombetta di Paul Cézanne. Stroncato dal critico d’arte locale, Rubini esce di senno, rovina la festa di compleanno del figlio, litiga con parenti e amici. Gabriele cresce con l’idea di non voler assomigliare per nessun motivo a suo padre.

Oltre alla bellissima storia, anche il cast è eccellente: spicca una Valeria Golino intensissima, che regala al suo personaggio i gesti, gli sguardi, le preoccupazioni di una mamma amorevole e di una moglie innamorata nonostante le stranezze del marito. Niente male nemmeno Riccardo Scamarcio, protagonista in Colpo d’occhio e qui comprimario, che interpreta un simpatico zio pelandrone e rubacuori. Rubini bravo, anche se sempre uguale a se stesso. Straordinario, invece, Guido Giaquinto nel ruolo del bimbo protagonista, che da adulto, con il volto di Fabrizio Gifuni, ripercorrerà la storia della sua famiglia riconciliandosi con il ricordo del padre.

Non mi piace: l’interpretazione di Anna Falchi. Poveretta, ci ha provato a fare l’accento romagnolo. Non ci è neanche riuscita male. Ma con una collega come Valeria Golino a farle da controparte femminile, non poteva che essere inghiottita dall’abisso di bravura che le separa.

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Mi voti? Ma sicuro che mi voti?

9 gennaio 2010

Mi piace: Swing vote, uno di quei film mediocri con cast più che discreto (Kevin Kostner, Dennis Hopper, Stanley Tucci) in cui mi sono imbattuta durante l’ozio natalizio tra i canali di Sky. E’ una caricatura delle elezioni americane e dei programmi che democratici e repubblicani creano ad hoc per l’appuntamento alle urne. Programmi che, stando alla pellicola, vengono completamente stravolti dai due partiti pur di ottenere il voto decisivo, quello di Bud Johnson (Kostner), texano indolente che per una serie di coincidenze si trova a essere l’ago della bilancia dello scrutinio presidenziale. Completamente disinformato sui temi di attualità, Bud diventa l’uomo più intervistato d’America e ogni sua opinione, spesso sconclusionata, balza in testa alle priorità dei due schieramenti. I repubblicani finiscono così per parlare di ecologia e ambiente mentre i democratici sparano a zero su aborto e immigrazione. Una situazione  paradossale portata all’estremo dalla fiction, ma per certi versi simile alla confusione ideologica tra maggioranza e opposizione che sta sperimentando l’Italia. Basti pensare all’economia sociale di mercato sostenuta da Tremonti, ben lontana dal liberismo tradizionale del centro destra. O alla proposta di dare la cittadinanza agli stranieri nati in Italia e il diritto di voto amministrativo agli immigrati residenti da oltre 5 anni, molto caldeggiata da Fini. O alla vicinanza ai problemi di welfare dimostrata dalla Lega, che nel 2008 ha eroso l’elettorato di Rifondazione comunista al nord. Insomma, il centro-destra sta portando via le idee al centro-sinistra. Che a differenza dei democratici americani del film, tace.

Non mi piace: parlare troppo di politica. Ora smetto.

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Cinepanettone con sorpresa

29 dicembre 2009

Mi piace: lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie. Quello che secondo molti, me compresa, doveva essere il cinepattone anglofono si è rivelato tutt’altro che un blockbuster natalizio. Divertente e ironico, trova un equilibrio perfetto tra le cupe atmosfere londinesi e gli sfavillanti pettorali americani. Cast ben assortito, azione bilanciata da dialoghi arguti, montaggio impreziosito da sofisticatissimi ralenti che rendono omaggio al ragionamento deduttivo di Holmes. Stavolta la regia di Ritchie fa rima con top, non con flop.

Non mi piace: la pubblicità di The Space Cinema, il nuovo circuito cinematografico italiano nato dalla fusione di Warner Village e Medusa Multicinema. E’ eccessivamente lunga e affollata di scritte a metà tra l’ermetismo e la cialtroneria. Una su tutte: “Non esistono più spettatori ma protagonisti”. Lasciate che almeno al cinema si possa guardare qualcosa in pace, senza ribaltamento di ruoli.

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