Mi piace: il caso letterario della scorsa estate. Zia Mame di Patrick Dennis, alias Edward Everett Tanner III. Qualcuno dice che sia stato sopravvalutato. Può essere, succede alla maggior parte dei casi letterari. Qualche critico ne parla bene, ed ecco che in un attimo si innesca il meccanismo del risparmio cognitivo, tipicamente estivo: il lettore non ha voglia di cercare cosa sfogliare sotto l’ombrellone, si fida della recensione, compra il libro di cui tutti parlano. Lo trova divertente, lo consiglia agli amici, lo regala ai parenti, sistema in una volta sola i compleanni di almeno cinque conoscenti facendo la figura di quello up-to-date che non se ne lascia scappare una. Aggiungiamoci un po’ di sapiente marketing editoriale e il gioco è fatto. Comunque, gonfiato o meno, Zia Mame è proprio un libro carino. Ironico, sagace, tagliente. E attualissimo, nonostante sia stato scritto nel 1955.
Non mi piace: averlo letto con sei mesi di ritardo. O meglio, con 55 anni di ritardo.

