Mi piace: Antonio Albanese, sempre straordinario nei suoi personaggi a Che tempo che fa. Ieri sera, nei panni dell’onorevole Cetto Laqualunque, è entrato sul palco del programma di Fazio al fianco di due discinte signorine, “la mia protezione civile”. A ritmo di disco music, ha presentato il suo ultimo slogan: “Egalité, fraternité, intimité”. Un genio. “Staseramente sono qui per fare un annuncio a tutte le giovani che vogliono entrare in questo mondo: sotto la terza di reggiseno non è vera passione politica”. In tempi di Nicole Minetti è difficile contraddirlo.
Ma un comico del suo calibro non poteva fermarsi alle facili ironie su velinopoli. E infatti ecco la ciliegina: la sfilata dei disoccupati. C’è il cassaintegrato, che “sta andando a ruba se no non mangia”. La ragazza madre, che non sapendo a chi affidare la figlia resta a casa senza lavoro, “pensa che creatività”. Il muratore in nero, “molto workfashion, te lo porti a casa per pane e cipolla”. La coppia di licenziati che si volevano sposare ma “dormono accampati sul tetto della fabbrica, pensa che aggressività streetwear”. Il disoccupato storico “dalla comunione alla pensione senza lavorare un giorno, un modello inossidabile, molto leisure, tempo libero. Non sai quanti ne stiamo vendendo, è il futuro”. Ma non finisce qui la Collezione primavera estate 2010 dei senza lavoro: “i modelli sono già 2 milioni e mezzo, la moda italiana spopola e il mondo ci guarda con ammirazione”. Antonio Albanese, il vate del riso amaro.
Non mi piace: lo scarso spazio concesso a Filippa Lagerback. La ragazza meriterebbe di più: è una delle poche vallette vestite e acconciate in modo sobrio. Nonostante il passaporto svedese, è in grado di infilare una frase corretta in italiano. Capacità non pervenuta nel curriculum di tante sue colleghe latinoamericane, che data la contiguità del ceppo linguistico dovrebbero fare meno fatica di lei a imparare l’idioma di Dante.


